Ultimo aggiornamento: 13/07/2007
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Insonnia: epidemiologia

L'insonnia colpisce il 20-30 per cento della popolazione che vive nei Paesi occidentali. In Italia le stime riferiscono che gli insonni adulti sono oltre 12 milioni, in pratica una persona su quattro. Di questi, almeno 8 milioni soffrono di insonnia ricorrente, mentre oltre 4 milioni sono afflitti da insonnia cronica.

I dati internazionali sono confrontabili con quelli italiani: negli USA l'insonnia colpisce circa il 35 per cento della popolazione adulta, in Francia circa il 20 per cento, nel nord Europa circa il 22 per cento, in Giappone circa il 20 per cento.

La probabilità per le donne di essere insonni è del 50 per cento superiore a quella degli uomini. Il gruppo più numeroso di soggetti che soffrono di insonnia si ritrova tra gli individui divorziati, separati o vedovi, in quelli con un livello di scolarizzazione più basso e in quelli che non hanno un'occupazione professionale (casalinghe, pensionati, disoccupati). Il tasso di insonnia aumenta parallelamente con l'età, soprattutto dai 45 anni in su.

Recentemente sono stati divulgati i risultati di uno studio condotto in Italia dalla Società italiana di medicina del sonno (chiamato Studio Morfeo) che ha valutato l'incidenza dell'insonnia nei soggetti che si recano dal proprio medico di famiglia per un qualsiasi motivo legato alla propria salute.

Ebbene, tra questi soggetti l'incidenza di insonnia si è dimostrata elevatissima: addirittura il 64 per cento, con percentuali superiori al 50 per cento anche tra le persone con occupazione lavorativa. In pratica, oltre la metà dei lavoratori dorme male, con intuibili ripercussioni in termini economici e sociali.

Questa indagine ha anche dimostrato come 7 insonni su 10 riferiscono di accusare, il giorno dopo, delle ripercussioni negative a livello fisico (stanchezza) o a livello psichico (irritabilità, tensione e tendenza alla depressione), tali da compromettere in maniera tangibile l'efficienza generale. Un'analisi effettuata sui pazienti lavoratori, ha rivelato una maggiore frequenza di giornate di assenza per malattia tra gli insonni (23 per cento contro 16 per cento).

Perché dormire?
Prima di capire quali sono le conseguenze di un cattivo riposo, è necessario chiarire in modo sintetico alcune informazioni sul sonno.

In condizioni normali, nel corso di una vita ipotetica di 75 anni, se ne trascorrono circa 27 addormentati. Ma il sonno è tutt'altro che uno stato passivo, anzi oggi sappiamo che il sonno è una fase altamente attiva della nostra esistenza. Ciò è facilmente comprensibile se si osserva una registrazione dell'attività elettrica cerebrale durante le ore notturne.

L'organo che mostra le variazioni più evidenti durante il sonno è certamente il cervello. È stato dimostrato che, durante il sonno, il cervello va incontro a fenomeni di riorganizzazione attiva del pensiero e durante queste fasi consuma la stessa quantità di glucosio e ossigeno (le sue fonti energetiche principali) di quando si è svegli.

Il sonno è caratterizzato da una vera e propria architettura in fasi o 'cicli', che si ripetono a intervalli più o meno regolari. Durante una notte di sonno normale, si susseguono 4-5 cicli di sonno della durata di 90-110 minuti ciascuno.

Ogni ciclo è a sua volta diviso in cinque stadi:

  • sonno leggero o superficiale (stadi 1 e 2; circa il 50 per cento del sonno totale)
  • sonno profondo (stadi 3 e 4; circa il 30 per cento del sonno totale)
  • una fase di sonno denominato 'paradosso' o sonno REM (Rapid Eyes Movement = movimenti oculari rapidi) in cui si producono i sogni (stadio 5; circa il 20 per cento del sonno totale).

Lo stadio 1 del sonno superficiale è una fase rapida (pochi minuti) di transizione tra la veglia e il sonno vero e proprio. Nel sonno normale questa fase occupa solo il 5 per cento della notte; è uno stadio in cui è molto facile essere risvegliati. Gli occhi si muovono molto lentamente e l'attività muscolare rallenta. Alcuni, in questo stadio, avvertono rapide contrazioni muscolari, denominate mioclonie, spesso precedute da una sensazione di improvvisa caduta nel vuoto.

Quando si entra nello stadio 2 del sonno superficiale (circa il 45 per cento del sonno normale), i movimenti oculari si interrompono e le palpebre si chiudono e aprono lentamente e ritmicamente; l'attività cerebrale rallenta, la temperatura corporea si abbassa di circa un grado centigrado e la respirazione si fa più lenta e regolare.

Gli stadi 3 e 4 (sonno profondo) rappresentano la fase più riposante del sonno soprattutto per il recupero dell'energia fisica. Durante questa fase di sonno profondo l'attività oculare e muscolare è ridotta a zero e anche l'attività elettrica del cervello è ad uno stadio di 'livello minimo'.

È molto difficile svegliare un soggetto che sta dormendo in stadio 3 e 4: le persone svegliate durante questi stadi di sonno profondo non sono immediatamente in grado di orientarsi e rimangono mentalmente intorpiditi per diversi minuti.

Il sonno REM o sonno paradosso (stadio 5) è ritenuto lo stadio più importante per il consolidamento cerebrale delle esperienze mentali vissute durante la giornata (memoria, apprendimento, eccetera).

Quando si passa allo stadio REM il respiro si fa più rapido e irregolare, gli occhi si muovono rapidamente in ogni direzione (guardano i sogni) e la muscolatura delle gambe diviene temporaneamente paralizzata. I battiti cardiaci si fanno più frequenti, la pressione arteriosa aumenta e nei maschi si verificano erezioni del pene. Se si viene svegliati durante il sonno REM si è in grado (subito dopo il risveglio) di descrivere i sogni.

Nel primo ciclo di sonno della nottata, la fase di sonno REM (quello dei sogni) è piuttosto breve, mentre, man mano che i cicli si susseguono, questa fase si fa sempre più prolungata fino a raggiungere la sua massima lunghezza nell'ultimo ciclo di sonno, quello del mattino.

Questo è anche uno dei motivi per cui ci ricordiamo maggiormente i sogni fatti poco prima di svegliarci: sono gli ultimi e anche i più lunghi e articolati.

Questi 5 stadi compongono quindi un ciclo di sonno; ogni ciclo si ripete per 4-5 volte in una notte.

Da tutto ciò risulta evidente come il sonno sia un momento molto importante della nostra esistenza e come la sua struttura sia specificatamente designata ad assicurarci il miglior metodo per 'ricaricare le pile', ma anche per catalogare le esperienze e per consentirci di vivere il giorno successivo con la forza e la prontezza necessarie.

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