Ultimo aggiornamento: 12/01/2010
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Aritmie: definizione

Il cuore svolge la sua funzione di pompa contraendosi ritmicamente a una frequenza di circa 60-80 volte al minuto: tutte le condizioni nelle quali il ritmo, la regolarità, la frequenza di queste contrazioni sono alterate vengono definite aritmie.

L’attività ritmica del cuore è generata da una struttura specializzata situata nell’atrio destro; questo raggruppamento di cellule di circa 1,5 mm di diametro viene definito nodo seno-atriale (nodo SA). Le cellule del nodo SA hanno la capacità di provocare spontaneamente un impulso elettrico: la frequenza con cui l’impulso viene prodotto è sotto il controllo del sistema nervoso vegetativo, che può aumentarla o diminuirla in accordo con le esigenze dell’organismo.

L’impulso elettrico percorre come un’onda la superficie degli atri e raggiunge la struttura che separa gli atri dai ventricoli, al cui interno esiste un altro piccolo raggruppamento di cellule, definito nodo atrio-ventricolare (nodo AV), che regola il passaggio dell’impulso.

L’onda di eccitazione elettrica percorre i ventricoli, procedendo lungo una struttura specializzata (il fascio di His), che la trasporta come un cavo elettrico: la progressione regolare e ordinata dell’impulso dal nodo SA alle ultime diramazioni del fascio di His è essenziale affinché la contrazione del cuore avvenga in modo coordinato ed efficace.

Quasi tutte le malattie che colpiscono il cuore sono in grado di provocare danni a queste strutture e quindi di alterare la ritmicità e la regolarità delle pulsazioni cardiache. Esistono molti modi diversi di classificare le aritmie; la prima e più importante distinzione può essere fatta tra le aritmie ipercinetiche, quando la frequenza degli impulsi è aumentata, e quelle ipocinetiche nelle quali invece è diminuita.

Le aritmie alterano la meccanica delle contrazioni cardiache e interferiscono con la normale funzione di pompa del cuore, che non riesce a spingere una quantità di sangue sufficiente per le esigenze dell’organismo, in particolar modo del cervello che è l’organo più bisognoso di sangue di tutto il corpo: questo si traduce in capogiri, annebbiamenti visivi e, nei casi più gravi, perdita di coscienza, definita sincope.

Esistono anche aritmie che non provocano gravi alterazioni nella circolazione sanguigna e che possono decorrere per lungo tempo senza dare alcun sintomo, mentre in altri casi, il paziente può percepire in modo fastidioso l’irregolarità del battito nel suo petto: questo disturbo è definito cardiopalmo.

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