Ultimo aggiornamento: 12/01/2010
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Infarto: definizione e sintomi

  Definizione

Per infarto al cuore s'intende la morte, per mancanza di ossigeno, del miocardio (il tessuto muscolare che costituisce la maggior parte del cuore stesso). Durante un infarto, al miocardio viene, in pratica, a mancare l'aria che normalmente gli viene portata dal sangue attraverso le arterie chiamate coronarie (si chiamano coronarie perché circondano appunto il cuore come una corona prima di distribuirsi a tutto il muscolo cardiaco).

Quando una o più di queste arterie si chiude, non arriva più sangue e quindi viene a mancare l'ossigeno. Se questa mancanza d'ossigeno è prolungata (a livello sperimentale si parla all'incirca di 40 minuti), si ha l'infarto.

La zona danneggiata è sostituita da una cicatrice e non è più in grado di contrarsi. Questo evento può essere anche molto grave in quanto, per far arrivare il sangue ricco di ossigeno e nutrimento ai diversi organi (cervello, fegato, rene, eccetera) il cuore deve contrarsi nella maniera più normale e utile possibile.

Il restringimento e la successiva chiusura delle coronarie sono prodotti, nella stragrande maggioranza dei casi, dall'aterosclerosi, una malattia le cui vere cause restano a tutt'oggi solo a livello di ipotesi. In questa malattia, si osserva la progressiva perdita di elasticità delle pareti delle coronarie a causa del depositarsi, nella parete stessa, di grassi, colesterolo, cellule muscolari e altre sostanze (calcio, piastrine, cellule infiammatorie, eccetera).

Questi depositi costituiscono le cosiddette placche aterosclerotiche che, a seconda della loro dimensione, vanno a restringere più o meno ampiamente il passaggio del sangue all'interno del vaso.

In più del 90 per cento dei casi di infarto, l'occlusione totale della coronaria è dovuta alla deposizione, su di una placca aterosclerotica che già restringeva parzialmente l'interno del vaso (lume), di un trombo. Il trombo non è altro che una specie di coagulo che può essere composto da grasso, calcio, sostanze presenti nel sangue quali le piastrine che servono per la coagulazione, cellule infiammatorie.

Il trombo può staccarsi dalla placca aterosclerotica stessa che ha subito una rottura, oppure nascere e crescere all'interno di una placca che ha subito una parziale lacerazione. In qualunque modo si formi, il trombo va comunque ad occludere il lume della coronaria e il sangue non arriva più al tessuto del cuore, con conseguente infarto.

Esistono tuttavia, anche casi di infarto in cui le coronarie sono sane, specie nelle donne.

In questo caso si pensa che la causa sia legata allo spasmo coronarico, cioè ad un'improvvisa, fortissima e prolungata contrazione di una coronaria che, pur non avendo nulla al suo interno che ostruisce il passaggio del sangue, improvvisamente si chiude e si riapre solo dopo che il tessuto cardiaco è andato incontro alla morte (necrosi).

Ancor più raramente l'infarto può avvenire a causa di arteriti (infiammazione delle arterie) oppure di traumi toracici che
vanno direttamente a chiudere le coronarie.

 

Sintomi

Quando il cuore soffre a causa della completa mancanza di ossigeno in una determinata zona, compaiono sintomi di diverso tipo che è comunque opportuno riconoscere in fretta in quanto più precoce è il ricovero tanto migliore sarà la sopravvivenza.

I sintomi principali cui prestare attenzione sono sicuramente:

  • dolore al torace, di solito particolarmente intenso dall'inizio, non varia di intensità ed è di lunga durata (può durare anche per ore, importante è comunque sottolineare che il persistere del dolore per più di 5-10 minuti deve fare sospettare immediatamente l'infarto)
  • senso di oppressione (quello che viene definito senso di morte imminente)
  • senso di peso a livello toracico
  • a volte un senso di bruciore al petto.

Questi sintomi sono spesso associati a nausea e/o a vomito in un paziente che si presenta sofferente, agitato, con i battiti al polso frequenti e difficilmente rilevabili, con difficoltà a respirare normalmente, che suda freddo e che può addirittura svenire.

Il dolore tipico, con le caratteristiche suddette (80 per cento dei casi) è quello riferito appunto al petto (dietro lo sterno) e si può irradiare alla mandibola, alle spalle, al collo, alle braccia oppure a un braccio, specie il sinistro.

Un 20 per cento circa di pazienti riferisce il dolore solamente a livello del braccio destro o della metà destra del torace oppure con caratteristiche diverse da quelle classiche sopradescritte, nel senso che il dolore può dare la sensazione che il torace venga trapassato da una lama oppure, addirittura, nei pazienti anziani o nei diabetici, il dolore può essere pressoché assente.

Nei casi in cui vi sia assenza di dolore è comunque opportuno valorizzare altri segni quali, per esempio, un senso eccessivo e non usuale di stanchezza, sudorazione elevata e fredda.

Talvolta poi il dolore può essere localizzato solo a livello dello stomaco o dell'addome simulando un’indigestione; in questi casi è comunque bene non sottovalutare questi segnali, soprattutto se la persona che riferisce il dolore non soffre abitualmente di disturbi digestivi.

Importante, ancora, per differenziarlo da altri dolori, è la sua caratteristica di non modificarsi con il movimento e con la respirazione, a differenza di altri dolori quali quelli ossei, muscolari o dei nervi costali la cui intensità varia cambiando posizione o respirando e che caratteristicamente peggiorano se si fanno delle compressioni con le dita sui punti del torace che fanno già male.

Alcuni pazienti (secondo alcune statistiche, addirittura il 20 per cento) hanno un infarto senza avvertire alcun sintomo o segno e ci si accorge dell'infarto solamente a distanza di tempo (anche anni) grazie ad un elettrocardiogramma di controllo (per esempio, per idoneità all'attività sportiva, controllo occasionale, eccetera).

Infine, a volte, l'infarto può essere preannunciato da un semplice formicolio alle dita della mano sinistra o da un senso
di peso o di stanchezza al braccio.
Non allarmarsi, comunque, per questi sintomi che, se rimangono isolati, non sono il segnale di un infarto imminente.

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