Ultimo aggiornamento: 04/03/2010
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Epatite virale: definizione


L’epatite è una malattia infiammatoria del fegato che provoca un danno grave (necrosi) più o meno esteso e prolungato nel tempo a carico degli epatociti (le cellule del fegato).

Può essere causata da numerosi agenti diversi, come l’alcol, alcuni farmaci (antibiotici, antiepilettici, eccetera), alcune sostanze tossiche di tipo industriale (tricloroetilene, tetracloruro di carbonio) o vegetale, come le tossine dell’Amanita phalloides.
La maggior parte delle epatiti sono però di origine infettiva, soprattutto virale, dovute a virus che agiscono specificamente a livello del fegato.

I virus specifici per le epatiti individuati fino a oggi sono sei, per cui si possono distinguere sei forme di epatite virale:

Epatite A
E' provocata dal virus dell’epatite A (HAV, Hepatitis A Virus) e si trasmette per via orofecale, cioè attraverso l’ingestione di acqua o cibi contaminati dalle feci di soggetti infetti.

Per questo la malattia è particolarmente diffusa nei paesi in via di sviluppo o dovunque manchi una corretta applicazione delle norme igienico sanitarie. In Italia l’incidenza annua è intorno a 7 casi per 100.000 abitanti, con forti discrepanze tra le diverse zone del paese. Nel 1997 si è verificato l’ultimo episodio epidemico in Puglia, Campania e Sicilia.

I soggetti più a rischio sono i consumatori di frutti di mare, le persone che si recano in viaggio in zone endemiche, i famigliari delle persone infette, gli operatori sanitari e chi vive in comunità.
L’epatite A si manifesta in forma acuta (vedi sotto), con sintomatologia che nei bambini può essere anche molto sfumata; non cronicizza mai e solo in rari casi può evolvere nella forma fulminante.


Epatite B
E' provocata dal virus dell’epatite B (HBV) e presenta tre vie di trasmissione:

  • attraverso il sangue (siringhe infette scambiate tra tossicodipendenti, punture accidentali con aghi infetti, in passato anche trasfusioni)
  • attraverso rapporti sessuali non protetti, dal momento che il virus è presente nello sperma e nelle secrezioni vaginali
  • durante il parto dalla madre al figlio.

Le probabilità di venire a contatto con l’HBV aumentano dunque per chi adotta comportamenti a rischio, per gli operatori sanitari, per chi convive con una persona infetta. In passato molte persone venivano contagiate in seguito a trasfusioni di sangue, per cui tra le categorie più a rischio risultavano gli emofilici e i talassemici che necessitavano di trasfusioni ripetute. Oggi vengono effettuati controlli rigorosi sui donatori e sul sangue da trasfondere per cui questo rischio è di fatto azzerato.

L’infezione da HBV dà luogo a una forma acuta spesso asintomatica o che tutt’al più si manifesta con una sintomatologia similinfluenzale. Nel 10 per cento degli adulti e in più della metà dei bambini però l’infezione non si risolve in tempi brevi ed evolve in una forma cronica. Tutte queste persone sono portatrici del virus e possono quindi trasmettere l’infezione ad altri.

Si stima che in tutto il mondo ci siano più di 300 milioni di portatori del virus dell’epatite B, con una distribuzione molto difforme nelle diverse aree geografiche. In Italia, l'incidenza di epatite B negli ultimi anni ha subito un costante decremento, grazie all’introduzione, nel 1991, della vaccinazione obbligatoria e al miglioramento degli standard di igiene pubblica. La prevalenza dell’infezione (portatori) tra la popolazione giovane adulta è passata dal 2,5–3,4 per cento dei primi anni ottanta all’1,2–2 per cento attuali.

L’incidenza delle epatiti acute da HBV invece è passata da 12 casi per 100.000 abitanti (1985) a 3 casi per 100.000 abitanti (1996).

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