Ultimo aggiornamento: 16/07/2007
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Osteoporosi: definizione e cause

Definizione

L'osteoporosi è una malattia caratterizzata dalla progressiva riduzione della densità delle ossa (che diventano più porose) e dall'assottigliamento delle ossa stesse al di sotto del limite necessario per lo svolgimento della funzione di sostegno da queste esercitata.

Per le loro caratteristiche di durezza e scarsa flessibilità, le ossa costituiscono di fatto l'impalcatura sulla quale si regge il corpo, a cui conferiscono forma e limite, garantendogli stabilità e possibilità di movimento.

Il tessuto osseo che le costituisce contiene minerali quali calcio e fosfati; è una struttura dinamica che va incontro a un continuo rimaneggiamento (rimodellamento), attraverso i processi di formazione di nuovo tessuto osseo e riassorbimento di tessuto osseo, per tutto il corso della vita, anche dopo la fine della fase di accrescimento corporeo.

La regolazione dei processi di rimodellamento è affidata a un meccanismo ormonale, che coinvolge prevalentemente l'ormone paratiroideo (prodotto e immesso nel sangue dalle ghiandole paratiroidi, situate ai lati della tiroide), la vitamina D e la calcitonina.

Altri regolatori ormonali del rimodellamento osseo comprendono gli ormoni sessuali (estrogeni, testosterone), gli ormoni tiroidei, i corticosteroidi (tra cui il cortisone), l'insulina e i fattori di crescita (tra cui l'ormone della crescita). Ogni anno può essere depositato e rimosso fino a circa un quinto del calcio totale scheletrico.

Nei soggetti giovani adulti le quantità di tessuto osseo riassorbito e formato si equivalgono, mentre negli individui anziani, e in particolare nei pazienti con osteoporosi, la quantità di nuovo tessuto osseo è inferiore a quella distrutta, per cui la massa scheletrica va incontro a una progressiva diminuzione. Infatti, con l'avanzare dell'età sia gli uomini sia le donne dopo i 50 anni perdono dall'1 al 3 per cento di massa ossea all'anno.

In particolare, nell'osteoporosi la riduzione di massa ossea si accompagna a un'anomala mineralizzazione del tessuto osseo superstite, cioè ad alcune anomalie del processo attraverso il quale i minerali come calcio e fosforo si depositano all'interno del tessuto osseo.

Questo comporta un deterioramento della sua architettura che ne determina un aumento della fragilità e, di conseguenza, un aumento del rischio di fratture in seguito a traumi anche di minima entità.

Epidemiologia
Anche se gli uomini non ne sono immuni (soprattutto quelli con carenza di testosterone, gli anziani e gli alcolisti cronici), sono molto più colpite le donne. Si stima che questa malattia interessi il 25-40 per cento delle donne sopra i 50 anni e il 70 per cento delle donne dopo i 70 anni.

La perdita della funzionalità ovarica e la conseguente riduzione di estrogeni che si verifica in seguito alla menopausa e l'allungamento della vita media favoriscono l'insorgenza dell'osteoporosi e soprattutto il rischio di fratture ossee. Tale eventualità si verifica, infatti, in una donna anziana su tre.

In particolare, il 25 per cento delle donne di 70 anni e il 50 per cento di quelle di 80 anni hanno almeno una frattura vertebrale. È stato calcolato che negli USA il numero di persone affette da osteoporosi sia compreso tra i 20 e i 30 milioni di individui (in prevalenza donne) mentre in Italia sia compreso tra i 3,5 e i 5 milioni, e che di questi ultimi, circa un milione e mezzo presenti una sintomatologia dolorosa.

In base ai dati italiani, a causa dell'osteoporosi, ogni anno si verificano 70.000 ricoveri per fratture dell'anca, 20.000 per fratture vertebrali, 19.000 per fratture del polso o in altre sedi.

 

Cause

L'osteoporosi può essere dovuta a numerose cause, alcune delle quali ancora sconosciute. Essenzialmente è dovuta alla perdita di calcio e di sali minerali ed è un fenomeno in parte fisiologico, in quanto è conseguenza dei cambiamenti metabolici e ormonali ai quali va incontro l'organismo con l'avanzare dell'età.

Si può parlare di osteoporosi quando non si raggiunge una massa ossea ottimale prima dei 30 anni, oppure quando il ritmo di riassorbimento di tessuto osseo supera quello di formazione di nuovo tessuto osseo con conseguente perdita di massa ossea.

Quando la massa ossea diventa inferiore al livello critico, si verificano fratture dopo traumi anche minimi, che diventano più frequenti con l'ulteriore perdita ossea.

Per definire meglio la malattia e il relativo rischio di frattura rispetto a quadri clinici di limitata perdita di massa ossea, (osteopenia) che possono verificarsi in condizioni fisiologiche quali la menopausa e la vecchiaia, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha indicato per il sesso femminile una classificazione (o un punteggio) definito T score, dei valori di massa ossea ottenuti mediante l’esecuzione della densitometria (l’esame più utilizzato per valutare la densità della massa ossea).

Rispetto al valore medio della massa ossea che viene raggiunto dalla popolazione sana alla maturità, ossia intorno ai 30 anni, si identificano quattro quadri clinici distinti: normale (T score compreso tra +1 DS e –1 DS), osteopenia (T score compreso tra –1 e –2,5 DS), osteoporosi potenzialmente a rischio di fratture per piccoli traumi (T score inferiore a –2,5 DS) e osteoporosi conclamata (T score inferiore a –2,5 DS e presenza di fratture).

Parlando di osteoporosi, generalmente ci si riferisce a quella che insorge dopo la menopausa e a quella senile.

Si possono riconoscere due fasi distinte della perdita di massa ossea: una fase accelerata, che si verifica in donne in menopausa, per la perdita della funzionalità ovarica e la conseguente carenza di estrogeni, e, più raramente, in uomini con insufficiente attività ormonale dei testicoli e conseguente carenza di testosterone (che è l'ormone maschile simile agli estrogeni femminili) e una fase lenta correlata all'età, che si verifica in entrambi i sessi (pur avendo una frequenza superiore nelle donne).

Nei primi 15-20 anni dall'inizio della menopausa le donne vanno incontro a una temporanea accelerazione della perdita ossea. La maggior parte della massa ossea viene perduta nei primi 4-8 anni dopo la menopausa, dopo i quali la perdita accelerata diminuisce notevolmente.

Nel 10-20 per cento delle donne si verificano un'esagerazione e un prolungamento della fase postmenopausale di perdita ossea accelerata, che determinano l'osteoporosi di tipo I. Responsabile di questo tipo di osteoporosi, è la carenza di estrogeni che porta a un aumento del ricambio osseo, con un riassorbimento maggiore rispetto all'osteoformazione.

La fase lenta di perdita ossea inizia all'incirca intorno ai 35 anni, continua costantemente fino alla vecchiaia, ed è responsabile dell'osteoporosi di tipo II. In questo tipo di osteoporosi, la riduzione della formazione ossea rispetto al riassorbimento determina un aumento della perdita ossea.

Da tutto ciò si comprende come, nei primi anni dall'inizio della menopausa, nelle donne si verifichino contemporaneamente entrambi i processi di impoverimento osseo, quello lento e quello accelerato, i cui effetti di sommano tra di loro.

Sebbene i fattori ormonali e metabolici siano i principali regolatori del rimodellamento osseo, anche fattori fisici, come la forza muscolare e la distribuzione del carico corporeo legata al portamento, contribuiscono alla formazione e al mantenimento di un apparato scheletrico sano.

Dato che la forza muscolare diminuisce con l'invecchiamento, la perdita di massa e solidità ossea nella popolazione in postmenopausa e anziana può dipendere anche dalla riduzione della forza muscolare applicata alle ossa.

La massa scheletrica si adatta, infatti, al carico che deve sostenere; pertanto, il riposo a letto prolungato determina una massa scheletrica inferiore a quella normalmente necessaria per sostenere il corpo.

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